Tutti amano raccontare i propri sogni. Se chiedi a qualcuno cosa ha sognato la notte precedente ti racconterà di quella persona di cui si è innamorato ma nella vita reale non ci scambierebbe nemmeno due parole, di quando si è buttato da una torre e si è messo a volare, o di sua nonna che le ha consigliato di giocare quei numeri al lotto. Alcuni sogni saranno vividi di dettagli, altri racconteranno solo le atmosfere emotive, e quasi tutti avranno fatto una loro interpretazione. Sembrava tutto così reale, aggiungeranno.
Molto più difficile sarà invece che ti raccontino le loro fantasie sessuali.
Di sesso si parla, molto di come funziona e della frequenza con cui lo si fa, decisamente meno di cosa si sogna ad occhi aperti. Tabù sociali e sessuali, insieme ad una mancanza di educazione e di comunicazione, contribuiscono a creare lo stigma. La stanza di terapia è spesso l’unico luogo in cui ci sentiamo liberi e legittimati ad occuparci della nostra mente erotica, anche se spesso possiamo avvertire vergogna e imbarazzo.
La capacità di pensare, sognare, fantasticare e interpretare la nostra sessualità è un’attività che spesso viene trascurata, persino in terapia. È davvero un peccato perché rischiamo di perderci una meravigliosa occasione: se non entriamo in contatto con le nostre fantasie come è possibile conoscere i nostri bisogni erotici?
Facciamo prima un po’ di chiarezza. Esistono le fantasie sessuali ed esistono i desideri sessuali. Le prime sono i vari scenari che immaginiamo a contenuto sessuale (consensuale) che rendono la vita più piacevole e intensa, aumentando l’eccitazione. Ci fanno provare piacere, ma non sempre sono ciò che desideriamo nella vita reale. Quelli sono i desideri sessuali appunto, ossia le fantasie che vorremmo realizzare.
E quindi le fantasie a cosa servono?
Le fantasie sessuali sono una porta di accesso ai bisogni sessuali, che sono anche bisogni emotivi profondi che esprimiamo nel sesso. Sono mappe psicologiche, emotive, dei nostri bisogni, e sono molto personali. Spesso sono sceneggiature ricche di dettagli che combinano gli immaginari collettivi di una cultura con materiale molto personale e soggettivo.
Perché quindi dovremmo trovare il modo di dissotterrarle e analizzarle?
Perché spesso le fantasie sono sceneggiature sovversive che ci permettono di rifugiarci per affrontare qualcosa che non vorremmo realizzare mai nella vita reale, luoghi dove sperimentare l’aggressività, giocare con dinamiche di potere, arrendersi, essere presi, desiderati, rapiti, essere al centro della totale attenzione di qualcuno. Il sesso non è mai solo sesso. Potrebbero andare anche contro la nostra coscienza, i nostri principi, le nostre credenze religiose. Ci possiamo prendere dei rischi in fondo perché sono narrazioni che scriviamo noi e quindi che possiamo controllare.
Sono un luogo dove possiamo entrare in contatto con le nostre ambivalenze e imparare a comprenderle come parti di noi e a tollerarle, possiamo esplorare le nostre contraddizioni.
Le fantasie sono trame bizzarre che ci portano fuori dai vincoli della realtà, e possono equilibrare, compensare ciò che accade nella vita reale. Sono parti complementari che non abbiamo, possono permetterci di ricostruire in modo controllato un conflitto, possono essere la straordinaria occasione di trasformare una esperienza accaduta nella realtà, dirigendola ed in qualche modo trasformandola in un piacere.
Sono giochi in cui ci si prende dei rischi ed è divertente. Recitiamo assaporando il gusto di non essere noi stessi. Accedere a quella vulnerabilità può trasformare le nostre vite sessuali, e non solo, ma arrivarci è un tabù in sé e per sé: bisogna parlarne. Iniziamo da qui.

Lascia un commento