Esiste la curiosità, ed esistono le inquietudini. Respiriamo un certo habitat, un certo spirito nelle nostre famiglie fin da piccoli, nel mio mondo il tratto più costante e permeante è stata sicuramente la curiosità. Dicevo, in alcuni momenti poi si è trasformata in una “buona” inquietudine, nella mia formazione prima, nella mia professione poi nella necessità di trovare dei buoni maestri, nel riconoscersi nella visione e nel modello di questi insegnanti e poter essere aiutati da loro.
Il nostro è un mestiere per la maggior parte del tempo svolto in solitudine, ed è a parer mio anche un po’ pericoloso non creare delle reti, dei gruppi di consultazione tra pari, non imparare da docenti con approcci diversi, non sperimentare, non uscire dalle proprie zone di comfort.
L’obiettivo è cercare di respirare e incorporare tutto ciò che ci è possibile imparare per farne il nostro stile di terapia, le nostre risorse, raffinare i nostri strumenti, imparare i trucchi ed i metodi osservando anche altri terapeuti fare il loro mestiere.
Così per tutti questi motivi e non solo nell’Istituto Psicologico Italiano (IPSI), il centro clinico dove lavoro a Milano, per il prossimo anno abbiamo pensato con cura e progettato con attenzione questo corso “Il lavoro clinico con l’affettività e le coppie”.
Per lavorare con queste tematiche è così importante avere una teoria e un approccio specifico.
Le relazioni nell’epoca postmoderna hanno una complessità tutta loro. Mai come in questo momento storico e sociale abbiamo avuto contemporaneamente una tale libertà di scegliere, una tale quantità di opportunità tra cui decidere, e così tante aspettative su come una relazione debba essere e su quanti bisogni e necessità debba soddisfare. La nostra realizzazione personale passa ancora moltissimo dalla nostra capacità di avere buone relazioni. La nostra qualità di vita è data dalla qualità delle nostre relazioni.
Lavorare nello specifico con le coppie e con i temi dell’affettività è una pratica clinica difficile, la si ama o la si detesta. Ci immergiamo nelle dinamiche di quei due che hanno condiviso così tanto ma che ora sono immersi in un mare di amarezza che pare a tratti incolmabile. O ci si trova di fronte ad un paziente con il cuore spezzato che è una tra le esperienze umane più frequenti ma che può far “impazzire” una persona perfettamente ragionevole.
Respiriamo lo spirito del tempo e lo portiamo nelle nostre relazioni e allo stesso tempo però senza nemmeno accorgercene concorriamo a creare una certa modalità di stare in relazione. Dove le crisi determinano fratture e chiusure e difficilmente diventano l’occasione di impegno e di lavoro su di sé insieme all’altro.
Il corso si propone di offrire una mappa e una visione che ci possano aiutare a significare una realtà con cui ci stiamo confrontando, a costruire gli strumenti clinici per poter lavorare con gli individui e con le coppie per creare insieme una narrazione intellegibile che ci consenta di organizzare le nostre esperienze in modo plausibile e coerente però sufficientemente elastica e imprevedibile a come è sempre il mondo che ci circonda.
Come terapeuti, a lavorare come facilitatori per immaginare e utilizzare strumenti e maniere per costruire e animare un modo di stare in coppia che è così specifico proprio di quei due, con i singoli abituandoci ad uscire da una lettura autoreferenziale togliendo all’altro la possibilità e lo spazio di essere altro da noi, per raccontare alcuni degli spunti su cui si lavorerà.
La formazione sarà svolta da terapeuti con orientamenti, formazioni ed esperienza clinica differente per poter esplorare prospettive ed interventi nuovi che si potranno inserire nella propria pratica. Saranno affiancate lezioni teoriche all’esplorazione di casi clinici, alle supervisioni di casi dei partecipanti, attraverso modalità che faciliteranno lo scambio e la partecipazione critica.
Di seguito la locandina del corso per maggiori informazioni.


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